PreSentimento 172. L'ufficio come animale ansimante
Data del presentimento: 13 luglio 2008
Torniamo al libro di Danilo Premoli dedicato al futuro dell'ufficio e intitolato Dieci anni dopo: Il progetto ufficio all'inizio del nuovo millennio, di cui abbiamo già parlato in un post del 9 luglio. Il tema lo merita. Immaginando l’ufficio di oggi e di domani Luigi Giffone parla di spazi di ospitalità, di relax, di learning. King e Miranda concentrano la loro attenzione sull’uomo, dando spazio al simbolo delle mani. Ferruccio Laviani parla di personalizzazione degli spazi e Piero Lissoni di spazi di decompressione per il pensiero.
Certamente l’ufficio del futuro sarà una scatola piena di sorprese, in un contesto definito ad esempio da lunghi tavoli che come afferma Alessandro Mendini “diventano quasi una toponomastica”, o da trasparenze che come afferma Franco Mirenzi diventano di moda, trasformando i confini interni da tangibili a intangibili.
Capire l’espressione fisica dell’ufficio del futuro significa prima di tutto riconoscere in modo illuminista i progressi della tecnologia, la presenza di piattaforme digitali, che regolano la comunicazione tra ufficio e spazio circostante: una scena motivante per team di lavoro che come affermano Luciano Pagani e Angelo Perversi ne riconoscono l’aspetto scenografico, con simbologie che Franco Raggi considera più incisive che in ambito domestico. Il Nuovo Rinascimento che Massimo Scolari evoca nella sua riflessione, si incarna quindi nelle relazioni tra le cose, l’estetica e il contesto socio-culturale evocato da Stefano Marzano, per arrivare magari a quell’ideale di monastero indicato da Mario Trimarchi, e per nutrire una idea di sostenibilità che come dice Matteo Thun non si limita al visibile. La sintesi finale viene data da Ettore Sottsass che con la saggezza del maestro che tutti rimpiangiamo, immagina l’ufficio come “un animale ansimante, in movimento perpetuo”.
Data di scadenza: 13 luglio 2015
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