Proposta 3. Nutrire la rete italica nel mondo
Proposta 3 (8 agosto 2008)
La terza proposta riguarda l’italian way, il made in Italy, il senso dell’Italia. Spostandoci su un terreno nuovo e poco praticato, nutrendo una rete di italici nel mondo che già esiste. L’uscita del piccolo libro Italici. Il possibile futuro di una community globale. sancisce in modo definitivo la lunga gestazione dell’intuizione che Piero Bassetti ebbe circa 15 anni fa quando tra la diffidenza generale avviò il lavoro sul concetto di italici, e cioè di una comunità globale di circa 150 milioni di persone che nel mondo esprimono non solo uno stile di vita ma anche uno stile di pensiero all’italiana, che possiamo definire italian way e che va molto al di là del made in Italy e della nazione italiana chiusa nei suoi confini. Il libro si articola a partire da una lunga intervista rilasciata recentemente da Piero Bassetti in cui vengono ricordati tutti i passaggi evolutivi dell’italicità e si conclude con un Manifesto dei glocalisti, in cui vengono ripresi alcuni snodi del pensiero e della teoria della complessità che tanto ha influito nell’elaborazione dell’antropologia post-coloniale. Ciò che rende straordinariamente fertile e originale il lavoro di Bassetti è l’applicazione di questi concetti alla realtà e alla cultura italiana nel mondo, che l’autore definisce come diaspore e che si dimostrano perfette interpreti di quella che noi abbiamo definito la strategia del colibrì. Bassetti paragona la comunità globale italica a un Commonwealth di culture, di esperienze, di ideali, una ricerca di comunanza di tutte le genti che abbiano una radice italiana, e – aggiungiamo noi – che abbiano quella sensibilità, quel gusto, quel modo di pensare, che costituisce uno straordinario asset nel mondo per sostenere una visione dell’esistenza più vicina ai valori del Terzo Rinascimento: in un mondo della conoscenza in cui sia l’innovazione il momento nel quale il sapere e il potere si incontrano per fare il costume, i valori, la storia. La proposta allora è quella di completare la rete italica con interventi, suggerimenti e idee che possa nutrire questa visione aiutando l’Italia a diventare punto di riferimento mondiale per il lancio di un Terzo Rinascimento.
Proposta 2 (1 agosto 2008)
Una seconda proposta sulla strada del Terzo Rinascimento riguarda la necessità di re-imparare a prendersi cura di qualcosa. Le persone lo tornano a fare spontaneamente occupandosi dei propri animali domestici, coltivando piccoli orti e giardini sui terrazzi, o dedicando sempre più tempo alla manutenzione creativa della casa o dell’auto. Ma qui parliamo di qualcosa di più sistematico, al di là dei passatempi privati, che si possa insegnare a scuola e possa essere trasferito alle giovani generazioni: quello che un tempo erano le applicazioni tecniche, potrebbero diventare un tempo e uno spazio dedicato al prendersi cura. Da corsi veloci di pronto soccorso, a forme leggere di gardening, fino all’insegnamento dell’enogastronomia o del corpo umano. Nel bel libro di Flavia Arzeni Un’educazione alla felicità, nel quale l’autrice introduce il lettore al mondo di due grandi autori, entrambi premi Nobel – Hermann Hesse e Rabindranath Tagore – viene ripresa la metafora del giardino come modello di cura felice, attraverso cui ad esempio Hesse si dimostra felice di aver offerto, attraverso la propria esperienza, il giardino come un modello di sopravvivenza ai mali del mondo, siano essi pubblici o privati. Oggi l’idea che la natura – e il giardino che ne è l’interpretazione a misura d’uomo – abbia valore terapeutico ed educativo, sia per l’individuo che per la società di cui egli è parte, è un dato sempre più accettato. La cura di un giardino è un esercizio di rispetto e un apprendistato d’amore. Sarebbe bello trovare il modo di riformare la nostra scuola su un modello educativo che parta da questi presupposti e non dimentichi l’importanza della cura. Intanto la proposta è quella di individuare quotidianamente l'oggetto delle nostre cure e di raccontarlo agli amici: di cosa ti sei preso cura oggi ?
Proposta 1 (25 luglio 2008)
Fondamentale nella costruzione del Terzo Rinascimento e della sua visione, la lettura del libro Capitalismo 3.0. Il pianeta patrimonio di tutti. di Peter Barnes, che chiarisce la possibile evoluzione - senza ingenui strappi rivoluzionari - del nostro sistema capitalistico verso una forma più consapevole di visione politico-sociale che giustamente l’autore definisce up-grading del programma operativo della nostra società. Gli ultimi 10 anni hanno infatti dimostrato – sulla spinta del movimento no global e di molte associazioni e fondazioni – la non sostenibilità del modello economico, sociale e finanziario costruito fino ad oggi. In particolare è emersa con forza negli ultimi anni e nel passaggio di millennio la centralità dei commons, e cioè dei beni comuni come aria, acqua, informazione, intelligenza e legami sociali, che non possono essere ulteriormente divisi e privatizzati e che non possono essere gestiti attraverso le classiche logiche proprietarie. E questo non per buonismo o ideologia ma per la sopravvivenza stessa del nostro pianeta e della nostra vita sociale. Per la pura e semplice sostenibilità del sistema. Barnes individua – con la chiarezza e lucidità tipica degli anglosassoni - tre grandi filoni soggetti alle nuove logiche dei commons: l’ambiente, la cultura e i legami sociali, e su questi immagina la definizione di un nuovo contratto sociale con le generazioni future che di questi beni rischiano di dover fare a meno. E’ questa l’intuizione che rende la visione – che diventa anche la nostra prima proposta - unica e potente, andandosi a inscrivere nella dimensione nascente del Terzo Rinascimento che può così incontrare il capitalismo 3.0, sul filo dell’emozione sostenibile, che vede intrecciati gli interessi di padri e dei figli, di imprenditori e di operai. La proposta è di lanciare ipotesi concrete, pratiche e idee per arricchire questa visione, lavorando con le aziende. In tutte le facoltà di Economia bisognerà ad esempio cominciare a insegnare il Capitalismo 3.0: cominciamo dalla Bocconi e dalle Università milanesi, sfruttando la concomitanza dell'Expo 2015 che verte proprio su questi temi, e proviamo ad avviare il Circolo Virtuoso. So che molti docenti universitari leggono questo blog: cominciamo a discuterne.
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