NOVA
in

PreVisioni e PreSentimenti -

« PreSentimento 38. La memoria sempre e comunque | Principale | PreVisione 40. Bamboccioni italiani e linkers finlandesi »

10/10/08

Proposta 12. Noi non abbiamo paura

Proposta 12 (10 ottobre)

Abbiamo affrontato il tema spesso in questo blog ma questo volta il contributo arriva da David Lyon, sociologo francese che di recente ha partecipato al festival del diritto di Piacenza. Lyon ha chiarito che la paura e la insicurezza vengono prodotte in prima battuta proprio da quelle tecnologie che dovrebbero combatterle, in una sorta di paradosso perverso. Più telecamere non fanno sentire più sicuri, ma aumentano ansia e sospetto. Più contatti telefonici con i nostri cari non ci tranquillizzano, ma creano uno stato permanente di tensione. Citiamo a questo proposito un brano del discorso di Lyon che non lascia dubbi: "Sono crollate certezze e relazioni sociali, viviamo nell'era del sospetto. Una volta contava chi eri e cosa sapevi fare, oggi la regola è: "cosa sappiamo di te?". Non sapendo mai abbastanza, l'ansia cresce".
La dodicesima proposta verte allora su una prima necessità che è quella di riappropriarsi del coraggio di vivere, affermando: Noi non abbiamo paura. Per poi continuare. Noi non abbiamo paura di non trovare lavoro. Noi non abbiamo paura di perdere il lavoro. Noi non abbiamo paura di viaggiare nel mondo. Noi non abbiamo paura di avere coraggio. Noi non abbiamo paura di lasciare a 20 anni la casa dei nostri genitori. Noi non abbiamo paura di sognare il futuro. Noi non abbiamo paura di essere aggrediti da un immigrato. Non non abbiamo paura di denunciare chi ci ha aggredito, chiunque egli sia. Noi non abbiamo paura di essere annoiati. Noi non abbiamo paura di avere una opinione. Noi non abbiamo paura di discutere con chi ha una opinione diversa dalla nostra. Noi non abbiamo paura di non essere abbastanza importanti. Noi non abbiamo paura di chi è razzista perché gli viene naturale. E possiamo così continuare creando una nuova collezione di T-shirt....

Proposta 11 (3 ottobre)

In questi giorni verrà distribuito nelle scuole inglese un manuale di consigli pratici, elaborati dai bambini e dai loro insegnanti, che riguardano piccoli accorgimenti e comportamenti virtuosi per risparmiare energia, salvare l'ambiente e rafforzare le relazioni quotidiane tra le persone. Ecco, quando parlo di pratiche da rigenerare intendo anche questo. Partire dalla banalità dei gesti ripetuti nel vita di tutti giorni, e plasmare una nuova consapevolezza dal basso, invertendo la classica concezione che ha devastato i comportamenti della sinistra: il personale è politico. A questa convinzione, che pure partiva dalla condivisione di una serie di valori che in realtà erano e sono corretti, e che stanno vincendo in tutto il mondo (vedi proposta 8 - dalla difesa dei diritti alla sostenibilità ambientale), risalgono una serie infinita di pratiche che hanno invece compromesso il corretto funzionamento della società e delle relazioni inter-personali: dalla dittatura del proletariato al 6 politico, dalla coppia aperta al permissivismo, dalla cultura delle droghe alla follia dei "compagni che sbagliano". Una drammatica divaricazione tra valori che paradossalmente stanno trionfando ovunque (perfino Bush da dovuto piegarsi all'evidenza che l'intervento Statale è necessario...) e pratiche quotidiane sballate, ideologiche, ottuse e non in grado di stimolare le sensibilità personali. Ecco, non aver capito che il politico è personale, e deve trovare toni e linguaggi in sintonia con la vita reale delle persone. La proposta allora è: difendiamo la nostra capacità di produrre e seguire i valori giusti, ma accettiamo di abbondare pratiche obsolete e profondamente sbagliate. Facciamo seguire a diagnosi quasi sempre articolate e corrette (ultimo esempio: la lettura no-global del mondo che molto si avvicina alla realtà), anche terapie altrettanto mirate. Se la diagnosi è giusta e la terapia continua ad essere sempre sbagliata, il paziente muore comunque...

Proposta 10 (26 settembre)

La decima proposta si misura con un paradosso apparente: conciliare la visione con la precisione. Non viviamo oggi in un’epoca di cambiamento ma in un cambiamento d’epoca. E’ molto difficile oggi essere contemporanei al proprio presente. E per farlo bisogna avere il coraggio di essere precisi e non approssimativi. Chi segue questo blog sa che la puntualità e la precisione quasi rituale (in più di un anno non è stato saltato un giorno...) costituiscono una regola assoluta per chi scrive. Una grande espressione di libertà. Le previsioni vanno rilette e analizzate a distanza di tempo: in modo preciso. Costruire il futuro significa sapere quali sono le eredità positive da trarre dal passato e in quale maniera rilanciarle.
Il Rinascimento è stato trainato da persone dotate di istinto estetico e profetico. L’artista è un profeta capace di vedere anticipatamente questo mondo innovativo. Per la prima volta l’uomo diventa architetto del proprio futuro. Anche attraverso l’importanza della precisione. La precisione può riscattare l’uomo dall’ignoranza scientifica, come Galileo fu in grado di fare: ciò significa accettare di misurarsi nel confronto sulla diversità con precisione. Cosa ci piace e cosa non ci piace: con precisione e coraggio nel prendere le distanze da ciò che degli altri non ci piace, e di valutare in modo nuovo ciò che possiamo comunque imparare da loro. La proposta è allora quella di coltivare la precisione nell'innovazione, e di costruire esperienze in cui anche l'attenzione al refuso venga coltivata come una possibilità di crescita.

Proposta 9 (19 settembre)

La nona proposta parte da una riflessione sulla prima edizione del festival Uguale-Diverso organizzato la scorsa settimana (dal 12 al 14 settembre) dai due sindaci di Novellara e Luzzara, nella bassa reggiana. L’intuizione che sostiene questo progetto riguarda la necessità di affrontare le pratiche concrete dell’integrazione e la gestione della diversità attraverso la sfida del dialogo. L’unica strada possibile che deve evitare sia l’intolleranza che la compiacenza. E’ bello vedere gli uomini che riscoprono l’arte della conversazione, affrontando il paradosso di un tempo – il nostro - che tutto comunica e nulla rivela. Uno spazio di riflessione che permette la diversità come base e complemento per rilanciare nuove pratiche, di cui si avverte grande bisogno. Conoscere per accettare. Scegliere la convivenza come un fare. Ecco il succo della proposta. I dialoghi creativi permettono che si possa parlare per fare, pensare per parlare. Pensare e parlare sul sentire, percependo l’esistenza. Dialoghi perché è necessario trovare un’unità essenziale attraversando il mosaico di valori e comportamenti diversi che ogni giorno ci troviamo a fronteggiare. Eleganza, cultura, rispetto, bellezza. Cresce lo sforzo per creare identità attraverso l’alterità, radici di dignità. Per una prosperità sostenibile. Non viviamo oggi in un’epoca di cambiamento ma in un cambiamento d’epoca. E’ molto difficile oggi essere contemporanei al proprio presente. Costruire il futuro significa sapere quali sono le eredità positive da trarre dal passato e in quale maniera rilanciarle: e l'unico modo per farlo sembra essere il dialogo creativo.

Proposta 8 (12 settembre)

Nelle società contemporanee si sta evidenziando un fenomeno curioso che rischia di diventare una patologia sociale: una divaricazione sempre più pronunciata tra i valori emergenti e le pratiche concrete che le persone seguono o mettono in atto. In particolare possiamo affermare che tutti i valori che alla lunga si stanno imponendo (sensibilità ambientale, condivisione della conoscenza, democratizzazione del gusto, impegno civico, rispetto dei diritti) provengono dalla cultura della sinistra europea e americana, mentre le pratiche vincenti sono molto più espressione del pragmatismo e liberismo della destra.
In Italia questa divaricazione appare particolarmente drammatica, e può essere sintetizzata in una espressione solo apparentemente ironica: siamo nelle mani di una destra capace di tutto e di una sinistra buona a nulla. Una destra che non ha più alcun orientamento valoriale e che si regge su un generico decisionismo alla cieca, e una sinistra che pur di difendere acriticamente i propri valori rinuncia a qualsiasi forma di governo.
La proposta è allora quella di creare sul territorio laboratori di sperimentazione che su un valore condiviso (ad esempio la sensibilità ambientale o il rispetto della diversità) siano in grado di elaborare nuove strategie e di immaginare nuove pratiche, individuali e collettive, da lanciare in futuro come progetto civico e sociale.

Proposta 7. (5 settembre 2008)

In questa settima proposta - e dopo un anno di riflessione che nel blog potete facilmente ricostruire - cominciamo a sintetizzare i primi dieci punti che definiscono il progetto del Terzo Rinascimento e che nei prossimi dieci anni potranno diventare una piattaforma di lavoro e di confronto.

1) Ripartire dall’alleanza tra potere economico, visione politica e talento artistico, ristudiando con attenzione il modello dalla Repubblica di Venezia e la Firenze medicea. Altri modelli da approfondire: l’Atene di Pericle, le altre Repubbliche marinare, l’Andalusia nel 300, Firenze nel 400, Lisbona e Bruges nel 500, Amsterdam nel 600, Parigi nel 700, Vienna nell’ 800, e poi ancora Parigi negli anni 10, Berlino negli anni 20, Buenos Aires negli anni 30, New York negli anni 50, Londra negli anni 60, Milano negli anni 80, San Francisco negli anni 90, le città del BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) oltre il 2000.

2) Considerare la città italiana come un laboratorio aperto di incontri ed esperienze culturali, formative, interdisciplinari, in cui l’attività imprenditoriale e la finanza avanzata siano in grado di giocare un ruolo illuminato.

3) Rimettere al centro della formazione personale l’esperienza delle Arti e Mestieri, e l’apprendistato entusiasmante della Bottega Rinascimentale.

4) Valorizzare in questo processo la cura, il gusto estetico e la loro espressione nell’ambito di una ridefinizione etica dell’esperienza. La riflessione avviata sul Senso dell’Italia può in questa direzione risultare utile.

5) Comprendere quanto la trasmissione contagiosa del sapere possa diventare una esperienza felice ed entusiasmante per le giovani generazioni, se collegate alla diffusione delle nuove tecnologie.

6) Comprendere e definire una convergenza naturale tra Web 3.0, capitalismo 3.0, terza economia (quella che si sostiene sul volontariato) e la visione stessa del Terzo Rinascimento.

7) Valorizzare e comprendere - in questo percorso - l’esperienza del Secondo Rinascimento segnato in Italia dalla nascita delle fabbriche del design (da Adriano Olivetti ad Alberto Alessi) e delle logiche avanzate del design thinking, che costituiscono una alternativa avanzata al modello di management anglosassone.

8) Integrare questa visione economico-culturale con i valori e le esperienze dell’Humanistic Management che ha sviluppato in questi anni una attività teorica consistente e che merita una più ampia diffusione.

9) Raccogliere a partire da queste coordinate condivise tutte le esperienze che sul territorio italiano sono state sviluppate in questi anni in diversi ambiti e occasioni (dai festival urbani ai progetti distrettuali) e rilanciarne la potenzialità al di là della propria valenza locale.

10) Riuscire a fungere da grande collettore e catalizzatore di proposte, progetti, persone ed energie che sentono di essere in sintonia con le corde di questa visione, e che siano disponibili a rinunciare a logiche di bottega (non rinascimentali), a steccati ideologici, a campanilismi arroccati e a sindromi da prima donna.

Proposta 6 (29 agosto 2008)

Per sostenere, sviluppare e diffondere i valori e le pratiche del Terzo Rinascimento, non è sufficiente la buona volontà e neanche la Rete generica: è necessaria una alleanza con progetti e associazioni già ben radicate nel territorio e che possono appropriarsi in modo originale del progetto e della visione terzorinascimentale, portandola avanti con i propri tempi e i propri mezzi. Una opzione potrebbe essere ad esempio quella di una sensibilizzazione dei Rotary Club – prima in Italia e poi nel mondo - che nel loro statuto e nella loro carta dei valori propongono una visione non lontana in termini reali e ideali da quella che viene proposta dal Terzo Rinascimento. Una prima occasione potrebbe essere la presentazione l’11 settembre de Il Senso dell’Italia al Rotary Club Napoli Ovest, che sono stato gentilmente invitato a tenere in un dialogo che dovrebbe affrontare anche il grande tema del Sud, di Napoli e del suo possibile ruolo nel Mediterraneo. Esattamente un mese dopo la conferenza stampa organizzata il 12 agosto al Kalidria del centro Nova Yardinia – vicino Taranto – dove il tema affrontato è stato lo stesso, con riferimento specifico al ruolo che Le Puglie possono avere nel turismo nel Mediterraneo. Le disponibilità, le energie e le persone potenzialmente coinvolte e coinvolgibili in questa visione sono davvero tante e l’idea è quella di incoraggiare chi legge a segnalare realtà, gruppi o associazioni che potrebbero essere interessate a diventare uno snodo più o meno strategico della grande rete spontanea che abbiamo intenzione di nutrire con nuove idee, progetti, proposte. Il mondo del Rotary può essere un primo passo, molti altri speriamo possano seguire.

Proposta 5 (22 agosto 2008)

Il bel libro L’impresa forte. Un manifesto per le piccole imprese. di Paolo Preti e Marina Puricelli, entrambi docenti alla Bocconi e quindi assai credibili nella loro interpretazione del modello di business per le piccole e medie imprese italiane, sostiene ciò che tante volte è stato ripetuto in questo blog. Il sistema paese italiano non è in declino. Al contrario possiede “un sistema operativo” fondato su valori e competenze che difficilmente potranno essere replicati o riprodotti in altri luoghi e quindi possono contare su un vantaggio competitivo inimmaginabile solo qualche anno fa. Certo, finora lo sviluppo è stato relativo e non sufficiente, e la partita per quanto ancora aperta e solo all’inizio e niente affatto vinta. Per affrontare la sfida della globalità bisognerà attrezzarsi e in particolare rafforzare tre dimensioni che nel libro vengono indicate con chiarezza: cultura, competenza, educazione. Ciò deve avvenire non solo a Nord o nel Nord-est, ma anche nel Mezzogiorno dove qualche settimana fa mi è capitato di partecipare ad un convegno organizzato dai Giovani Imprenditori della Confindustria in Calabria dal titolo emblematico: la bellezza salverà il Mezzogiorno ? La risposta è no, se non si creano le condizioni per poterla riconoscere, rigenerare, rilanciare. Anche lo slogan del convegno We love Sud è bello ma non sufficiente, come l'articolo di La Capria sul Corriere dedicato all'altra faccia di Napoli. Non basta ragazzi, mi dispiace. Lo straordinario patrimonio di bellezza posseduto dal Mezzogiorno d’Italia va ribaltato come un guanto, adottando le chiavi della cultura, della competenza, dell’educazione. A partire dalle scuole e dalle famiglie, dai bar e dalle piazze, oltre che dai tribunali e dalle imprese. Quello che ho ascoltato e le persone che ho incontrato, a partire da giovani imprenditori che si sono coraggiosamente opposti all’andrangheta, fanno ben sperare, proponendo lo slogan We love Sud. La proposta è allora di costruire su questo slogan una attività articolata che cominci a raccontare perché lo amiamo e quali sono le cose che invece odiamo del Sud. Inviando foto e racconti. Fotografandole e inviando le foto su questo blog che provvederà a ordinarle e ripubblicarle. E allora forse potremo ricominciare a ragionare. La proposta quindi è quella di cominciare a produrre nuovi racconti sul Sud, più in linea con le direzioni del cambiamento globale in atto.

Proposta 4 (15 agosto 2008)

Per una società orientata al Terzo Rinascimento è necessario partire dall’educazione dei bambini fin dalla loro più tenera età. In particolare diventa strategico e illuminante elaborare nuove pratiche educative in grado di convogliare l’eccezionale fantasia e capacità di immaginazione che hanno i bambini, combinandole con la plasticità mnemonica e la potenzialità di apprendimento che ha il cervello nei suoi primi anni di vita. A questo proposito interessanti due libri usciti recentemente nella collezione Adelphi, entrambi dedicati all’immaginario infantile. Il primo di una giovane autrice italiana - Letizia Muratori - dal titolo La casa madre, che contiene due racconti in cui i due protagonisti – una bambina e un bambino di 7 anni – dispiegano la loro potenzialità immaginativa la prima coinvolgendo il mondo delle bambole Cabbage – un best seller degli anni ’80 - e il secondo ricreando un mondo Fantasy con spade luminose e cavalieri dell’Apocalisse, in grado di trasfigurare lo squallore dello sfruttamento e della prostituzione femminile in un mondo di fate e avventure straordinarie.
Il secondo di un autore americano – Peter Cameron – che in una serie di brevi racconti intitolata Paura della matematica descrive la capacità di reazione emozionale di un mondo infantile che reclama quell’affetto familiare che troppo spesso si dimostra latitante in un mondo ossessionato dalle performance del consumo. Il ragazzino che si rifiuta di parlare da quando i genitori si sono separati diventa il piccolo eroe di questo mondo che fatica a riscoprire i doni semplici dell’affettività. La proposta quindi è quella di definire una nuova alleanza tra scuola e famiglia, definendo pochi valori basilari da trasferire ai bambini, stimolando le loro capacità immaginative. Cominciare a leggere e a insegnare a scuola i giochi e i libri di Bruno Munari e commentare insieme i film di Bruno Bozzetto. I due grandi Bruno che hanno riscoperto il Rinascimento del gioco vanno inseriti in modo obbligatorio nei programmi scolastici. Insieme al pensiero di Giordano Bruno.

Proposta 3 (8 agosto 2008)

La terza proposta riguarda l’italian way, il made in Italy, il senso dell’Italia. Spostandoci su un terreno nuovo e poco praticato, nutrendo una rete di italici nel mondo che già esiste. L’uscita del piccolo libro Italici. Il possibile futuro di una community globale. sancisce in modo definitivo la lunga gestazione dell’intuizione che Piero Bassetti ebbe circa 15 anni fa quando tra la diffidenza generale avviò il lavoro sul concetto di italici, e cioè di una comunità globale di circa 150 milioni di persone che nel mondo esprimono non solo uno stile di vita ma anche uno stile di pensiero all’italiana, che possiamo definire italian way e che va molto al di là del made in Italy e della nazione italiana chiusa nei suoi confini. Il libro si articola a partire da una lunga intervista rilasciata recentemente da Piero Bassetti in cui vengono ricordati tutti i passaggi evolutivi dell’italicità e si conclude con un Manifesto dei glocalisti, in cui vengono ripresi alcuni snodi del pensiero e della teoria della complessità che tanto ha influito nell’elaborazione dell’antropologia post-coloniale. Ciò che rende straordinariamente fertile e originale il lavoro di Bassetti è l’applicazione di questi concetti alla realtà e alla cultura italiana nel mondo, che l’autore definisce come diaspore e che si dimostrano perfette interpreti di quella che noi abbiamo definito la strategia del colibrì. Bassetti paragona la comunità globale italica a un Commonwealth di culture, di esperienze, di ideali, una ricerca di comunanza di tutte le genti che abbiano una radice italiana, e – aggiungiamo noi – che abbiano quella sensibilità, quel gusto, quel modo di pensare, che costituisce uno straordinario asset nel mondo per sostenere una visione dell’esistenza più vicina ai valori del Terzo Rinascimento: in un mondo della conoscenza in cui sia l’innovazione il momento nel quale il sapere e il potere si incontrano per fare il costume, i valori, la storia. La proposta allora è quella di completare la rete italica con interventi, suggerimenti e idee che possa nutrire questa visione aiutando l’Italia a diventare punto di riferimento mondiale per il lancio di un Terzo Rinascimento.

Proposta 2 (1 agosto 2008)

Una seconda proposta sulla strada del Terzo Rinascimento riguarda la necessità di re-imparare a prendersi cura di qualcosa. Le persone lo tornano a fare spontaneamente occupandosi dei propri animali domestici, coltivando piccoli orti e giardini sui terrazzi, o dedicando sempre più tempo alla manutenzione creativa della casa o dell’auto. Ma qui parliamo di qualcosa di più sistematico, al di là dei passatempi privati, che si possa insegnare a scuola e possa essere trasferito alle giovani generazioni: quello che un tempo erano le applicazioni tecniche, potrebbero diventare un tempo e uno spazio dedicato al prendersi cura. Da corsi veloci di pronto soccorso, a forme leggere di gardening, fino all’insegnamento dell’enogastronomia o del corpo umano. Nel bel libro di Flavia Arzeni Un’educazione alla felicità, nel quale l’autrice introduce il lettore al mondo di due grandi autori, entrambi premi Nobel – Hermann Hesse e Rabindranath Tagore – viene ripresa la metafora del giardino come modello di cura felice, attraverso cui ad esempio Hesse si dimostra felice di aver offerto, attraverso la propria esperienza, il giardino come un modello di sopravvivenza ai mali del mondo, siano essi pubblici o privati. Oggi l’idea che la natura – e il giardino che ne è l’interpretazione a misura d’uomo – abbia valore terapeutico ed educativo, sia per l’individuo che per la società di cui egli è parte, è un dato sempre più accettato. La cura di un giardino è un esercizio di rispetto e un apprendistato d’amore. Sarebbe bello trovare il modo di riformare la nostra scuola su un modello educativo che parta da questi presupposti e non dimentichi l’importanza della cura. Intanto la proposta è quella di individuare quotidianamente l'oggetto delle nostre cure e di raccontarlo agli amici: di cosa ti sei preso cura oggi ?

Proposta 1 (25 luglio 2008)

Fondamentale nella costruzione del Terzo Rinascimento e della sua visione, la lettura del libro Capitalismo 3.0. Il pianeta patrimonio di tutti. di Peter Barnes, che chiarisce la possibile evoluzione - senza ingenui strappi rivoluzionari - del nostro sistema capitalistico verso una forma più consapevole di visione politico-sociale che giustamente l’autore definisce up-grading del programma operativo della nostra società. Gli ultimi 10 anni hanno infatti dimostrato – sulla spinta del movimento no global e di molte associazioni e fondazioni – la non sostenibilità del modello economico, sociale e finanziario costruito fino ad oggi. In particolare è emersa con forza negli ultimi anni e nel passaggio di millennio la centralità dei commons, e cioè dei beni comuni come aria, acqua, informazione, intelligenza e legami sociali, che non possono essere ulteriormente divisi e privatizzati e che non possono essere gestiti attraverso le classiche logiche proprietarie. E questo non per buonismo o ideologia ma per la sopravvivenza stessa del nostro pianeta e della nostra vita sociale. Per la pura e semplice sostenibilità del sistema. Barnes individua – con la chiarezza e lucidità tipica degli anglosassoni - tre grandi filoni soggetti alle nuove logiche dei commons: l’ambiente, la cultura e i legami sociali, e su questi immagina la definizione di un nuovo contratto sociale con le generazioni future che di questi beni rischiano di dover fare a meno. E’ questa l’intuizione che rende la visione – che diventa anche la nostra prima proposta - unica e potente, andandosi a inscrivere nella dimensione nascente del Terzo Rinascimento che può così incontrare il capitalismo 3.0, sul filo dell’emozione sostenibile, che vede intrecciati gli interessi di padri e dei figli, di imprenditori e di operai. La proposta è di lanciare ipotesi concrete, pratiche e idee per arricchire questa visione, lavorando con le aziende. In tutte le facoltà di Economia bisognerà ad esempio cominciare a insegnare il Capitalismo 3.0: cominciamo dalla Bocconi e dalle Università milanesi, sfruttando la concomitanza dell'Expo 2015 che verte proprio su questi temi, e proviamo ad avviare il Circolo Virtuoso. So che molti docenti universitari leggono questo blog: cominciamo a discuterne.

> CONDIVIDI
  OKNOtizie   Wikio   Facebook   LinkedIn   Del.icio.us   Digg   Technorati   Yahoo  
Condividi le notizie più importanti
Tutte le icone rimandano a servizi web, esterni al sito ILSOLE24ORE.COM, che consentono di organizzare online le proprie informazioni e condividerle con la propria community di riferimento. Attraverso questi strumenti è possibile classificare, taggare, votare, commentare o salvare tutti i contenuti online che preferisci.
I servizi da noi scelti:
OKNOtizie OKNOtizie

OKNOtizie è un sistema di editoria sociale in cui gli utenti possono proporre e votare le notizie più interessanti del web.

Wikio Wikio

Wikio è un motore di ricerca news gestito dagli utenti che tramite i loro voti generano delle classifiche.

Del.icio.us Del.icio.us

Servizio di social bookmarking che consente di aggregare elenchi di bookmark creati dagli utenti classificandoli con un sistema di tag.

Digg Digg

Sito web di aggregazione e condivisione delle notizie, dai siti editoriali e dai blog, sulla base delle segnalazioni e del gradimento tra gli utenti.

Facebook Facebook

Facebook è un social network che permette di entrare in contatto con amici, colleghi, compagni di scuola e di condividere con loro foto, video e notizie.

LinkedIn LinkedIn

LinkedIn è un servizio di social networking utilizzato soprattutto in ambito professionale.

Technorati Technorati

Motore di ricerca del mondo dei blog.

Yahoo Yahoo

Pagina personale del portale Yahoo!. Si possono conservare i propri bookmark per averli sempre disponibili nella propria pagina.

Vuoi segnalarci altri servizi simili? Scrivici

TrackBack

URL per il TrackBack a questo post:
http://www.typepad.com/services/trackback/6a00d8341c684553ef0105356d3cfe970b

Listed below are links to weblogs that reference Proposta 12. Noi non abbiamo paura:

Commenti

Noi non abbiamo paura, è vero. Ma se tutte queste frasi vengono espresse in questa maniera, la parola che ossessivamente rimane in mente è paura, paura, paura...
Proviamo a cambiare la parola. Usiamo «coraggio».
Noi abbiamo il coraggio di non trovare lavoro.
Noi abbiamo il coraggio di perdere il lavoro.
Noi abbiamo il coraggio di viaggiare nel mondo.
Noi abbiamo il coraggio di avere coraggio... ecc. ecc.
La parola che ci rimane in mente, coraggio, è positiva, propositiva.

A volte basta poco per prendere nelle nostre mani, sotto la nostra responsabilità e progettualità, ciò che vogliamo fare. Siamo noi che scriviamo la nostra agenda.

Guido Tedoldi

Scrivi un commento

Se hai un account TypeKey o TypePad puoi registrarti

RICERCA NEL BLOG