Successivo » « Precedente

PreSentimento 92. La Patagonia e la disintossicazione del mondo

Data del presentimento: 29 gennaio 2011

La Patagonia può essere definita la terra delle scelte radicali e delle presenze definitive. Tutte le forme naturali sono infatti presenti (e presentate) nella loro essenza più pura e profonda: i ghiacciai sono ghiacciai all’ennesima potenza (il Perito Moreno ne è ormai diventato l’archetipo comunicato a livello mondiale), la terra è terra fino al suo cuore da coltivare, il mare è mare spesso nelle sue condizioni estreme e tempestose (come a capo Horn) o labirintiche come nello stretto di Magellano e nel canale di Beagle, il deserto è deserto nelle sue misure sconfinate del nulla e della steppa patagonica. C’è chi ha scritto di una Patagonia a matrice organizzata su cinque colori primari: la Patagonia Blu del mare in tempesta abitata da scozzesi e gallesi, la Patagonia Verde delle montagne e delle foreste, dei laghi e delle case di legno abitate da svizzeri, austriaci, tedeschi (come nel caso di Bariloche rifugio per molti ex-nazisti), la Patagonia Nera del petrolio e dei vulcani, l’area delle vene metallifere abitata dai peruviani e dai cileni, la Patagonia Bruna della steppa e degli allevamenti con le estancias abitate dagli anglo-sassoni (a cui la terra è stata svenduta in enormi dimensioni per garantirne il popolamento), e infine la Patagonia Bianca dei paesaggi glaciali – la più spettacolare – frequentata e abitata dal popolo dei ghiacci, dagli appassionati di arrampicate e di trekking, e da tutti i cultori della bellezza naturalistica. Paradossalmente l’influenza italiana si avverte solo in questa ultima porzione “bianca” con l’avventura/sventura della via italiana di Cesare Maestri al Cerro Torre, mentre è minima nelle altre aree della matrice, dove prevale il modello anglo-sassone: una delle grandi differenze con Buenos Aires. In questo mondo a matrice cromatica ed etnica non c’è nulla da discutere, né nulla per cui protestare. Quindi siamo lontani dalla nevrosi “portena” (aggettivo che indica gli abitanti di Buenos Aires) del giudizio e della nostalgia. Ognuno ha trovato il suo posto, la sua collocazione, seguendo la sua vocazione e nutrendo la sua passione, ed è questo quello che dovrebbe fare il resto del Paese. Questa provincia è in grande crescita economica, turistica, culturale e generazionale. La natura trionfa sulla cultura, l’immanenza assoluta sulla metafisica letteraria, l’evidenza essenziale sulla retorica politica. I pinguini di Punta Tombo o le orche e le balene di Puerto Piramides, iniettano nel corpo vivo del Paese una sana vena di ciclicità naturale, di equilibrio sostenibile e di esuberanza spontanea e senza retropensieri. Tutti i parchi sono gestiti con grande cura e attenzione e non hanno niente da invidiare agli americani o agli svizzeri: Puerto Madryn, Ushuaia, Bariloche o El Calafate si arricchiscono di abitanti, di imprese, di stimoli che provengono dall’estero. Segno che anche gli argentini – se tenuti lontani dalle loro ossessioni nazionali che facilmente si tramutano in nazionale crisi di nervi -, possono ripartire dalla bellezza dei paesaggi, dalla loro varietà e soprattutto dalla loro verità. La Patagonia potrebbe quindi rappresentare l’antidoto alla malattia argentina del pensiero critico-negativo e alla nevrosi di destino venato di malinconia che deriva dalla loro origine profondamente europea. Se aggiungiamo che in tutto il mondo il tema della sostenibilità ambientale, della verità e bellezza del paesaggio naturalistico, del ritorno alla matrice essenziale dei valori vitali, costituiscono la strada maestra per la rigenerazione socio-culturale globale, non è difficile immaginare quanto questa scelta spiazzante per il sistema-paese possa chiudere il cerchio della ripresa argentina. Non solo economica ma soprattutto in termini di rivitalizzazione dell’immaginario collettivo dopo la grande crisi. La Patagonia può diventare l’attrattore strano per un Rinascimento che tutto il mondo deve augurarsi e che non può seguire la strada del pensiero politico che appare esausto: il presentimento guarda piuttosto ad una disintossicazione della cultura attraverso l’esperienza profonda e radicale della natura.

 

Data di scadenza: 29 gennaio 2019

 

Commenti

Scrivi un commento