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PreVisioni e PreSentimenti di Francesco Morace

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Voyeurismo fiscale e la sfida della trasparenza

In Italia assistiamo ad alcune espressioni dell'eterno ritorno. Leggete quello che scrivevo 4 anni fa quando Visco provò a rendere trasparenti le dichiarazioni dei redditi, pubblicandole in Internet. Forse ci siamo…

"Le reazioni esagitate alla pubblicazione dei redditi degli italiani fanno sorridere. In particolare alcuni argomenti appaiono esilaranti ed espressione della classica doppia morale e cattiva coscienza degli italiani. Ne elenchiamo alcuni: 1) la pubblicazione dei dati faciliterebbe la criminalità organizzata (e non organizzata). Come se i mafiosi non conoscessero perfettamente l’entità dei beni materiali delle loro vittime potenziali: al contrario bisognerebbe chiedere a loro se i contribuenti pagano le tasse nella misura corretta (come pare che la criminalità non organizzata già sappia, basandosi sui beni materiali visibili, al di là della dichiarazione dei redditi). 2) La pubblicazione dei dati causerebbe l’invidia sociale. Come se l’invidia non esistesse già e non fosse sostenuta dall’esposizione dei beni materiali molto più che dalla dichiarazione dei redditi. 3) La difesa della privacy, in un Paese in cui il pettegolezzo e l’illazione dilagano. La trasparenza in questo caso – dopo il primo comprensibile impulso alla curiosità e allo smascheramento dei finti poveri e dei ricchi evasori – porterebbe proprio ad una più civile accettazione della propria condizione economica, senza i sensi di colpa tipici del cattolicesimo, e le ipocrisie di chi si lamenta delle tasse da pagare, senza pagarle. Il merito di Visco in questo caso (al di là della legittimità di questa decisione sulla quale non siamo in grado di pronunciarci) è proprio quello di aver sparigliato i giochi su un tema che in Italia rappresenta la base stessa della ambiguità nazionale, come dimostra il caso dei grillini scatenati contro il loro vate, a causa di una dichiarazione di 4 milioni e più  di euro, giudicata eccessiva per il novello Savonarola, che a sua volta si scaglia contro l’uso – secondo lui improprio – di quella Rete fino ad oggi mitizzata, ed utilizzata per rimpinguare il suo già consistente conto in banca. Legittimo ma discutibile, per molti di loro. L’importante è discutere su dati reali e verificabili. Il presentimento è che questo inaspettato colpa di coda lascerà il segno, costringendo gli italiani ad affrontare con più maturità il tema della loro condizione economico-finanziaria. E, speriamo, lodando il merito di chi le tasse le paga, compresi i “grandi contribuenti”.