"Non si può fare a meno del reale,
del suo starci di fronte e non essere
disponibile a negoziare.
Sia quello che sia, ci renda felici
o infelici, è qualcosa che resiste
e che insiste, ora e sempre, come un fatto
che non sopporta di essere ridotto
a interpretazione, come un reale
che non ha voglia di svaporare in reaily."
E' questo l'attacco del bel saggio di Maurizio Ferraris Manifesto del nuovo realismo che smonta definitivamente con arguzia e chiarezza l'illusione post-moderna che la realtà sia una nostra costruzione mentale o culturale. E' molto apprezzabile il piglio sociologico con cui Ferraris esamina i danni collaterali devastanti che questa teoria - proposta assolutamente in buona fede e con ben altri propositi da studiosi come Lyotard, Foucault, Baudrillard e Vattimo con il suo Pensiero debole - ha arrecato ad esempio in una dimensione politica che ha visto prevalere per 30 anni la simulazione e l'immagine (da Bush a Berlusconi) sulla verità dei fatti. Ferraris chiarisce che non si deve confondere la relatività del sapere (Socrate e Popper insegnano) con la relatività dell'essere. La realtà è poco interessata alla nostra capacità di comprenderla e va avanti come una scheggia.... E noi dobbiamo imparare a praticarla, e a misurarci faticosamente con essa, con buona pace di Nietzsche che su questo, poverino, faceva un pò di confusione!
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti
Scrivi un commento