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PreVisioni e PreSentimenti di Francesco Morace

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PreSentimento 158. Mediterraneo: pluriverso irriducibile

21 giugno 2011. A un anni di distanza le rivolte sulla sponda sud del Mediterraneo rendono questo presentimento particolarmente visionario.

21 giugno 2010. Questo brano tratto da un grande autore che ha dedicato la sua vita al Mediterraneo e che vi lascio indovinare, pone al centro della riflessione il tema spinoso della mediterraneità che – vedrete – diventerà uno dei tormentoni dei prossimi anni. Il presentimento sta tutto qui.

 Data del presentimento: 21 giugno 1998

"Negli ultimi secoli il Mediterraneo è stato spinto verso il margine dalla centralità dei continenti, occupando il ruolo di bordo e di fondale. La lunga deriva del Mediterraneo verso il margine è stata a suo tempo il contraccolpo cartografico dell’ascesa di nuove forme di forza e di potere, di una modernità imperiosa, settentrionale ed atlantica. Ciò che del mediterraneo è oggi rilevante è proprio il suo statuto di confine, di interfaccia, di mediazione tra i popoli. Oggi Mediterraneo significa mettere al centro il confine, la linea di divisione e di contatto tra gli uomini e le civiltà, producendo il momento in cui si acquista pienamente la coscienza della finitezza, in cui si sperimenta la propria contingenza. Il Mediterraneo è un pluriverso irriducibile che non si lascia ridurre ad un solo verso. E’ necessario immaginare strategie finalmente all’altezza della molteplicità di questo mare: ospitare civiltà diverse è la condizione che definisce la dimensione cruciale del Mediterraneo, intrecciandone le concezioni del tempo e i ritmi di vita, e rendendo possibile e necessaria la traduzione, la traslazione, lo scambio. Questa molteplicità di luoghi di intersezione è un terreno di possibile fraternità allargata. L’idea di misura allude ad un criterio di equilibrio che sottrae il pensiero alla mitologia del progresso, rimettendo in gioco le logiche dell’apprendimento, della ricezione, della conoscenza. L’Ovest narra la storia della libertà individuale, del romanzo del singolo, che attraversa il mondo facendone esperienza. L’Est narra invece l’importanza di ciò che ci precede, della coesione sociale, di tutto ciò che attornia l’avventura dell’ “io”. I rischi di una polarizzazione perversa sono evidenti: da un lato l’anomia e la deriva di un privatismo senza limiti, una waste land percorsa da monadi dotate di protesi tecnologiche proporzionali al loro reddito, dall’altro l’equazione tra libertà personali ridotte e centralità dell’istituzione, le esecuzioni pubbliche e le umiliazioni dell’individuo. E’ la contrapposizione tra liberismo non temperato e valori asiatici, tra un “io” che non riconosce nulla al di là di se stesso e un “noi” onnipotente, implacabile e repressivo. La via del sud è in grado di sparigliare, in questo gioco di contrapposizioni, in cui ognuno può imparare dall’altro. L’Africa ad esempio ci insegna una profonda coesione tra uomo e mondo, ma anche la capacità di vivere in modo aperto e ospitale il rapporto con l’altro. Ci insegna l’infinita sproporzione tra noi e l’universo, che ritroviamo anche nel lato rimosso dell’illuminismo. La misura non è quindi prudenza o un banale “giusto mezzo”, ma una costruzione complessa e coraggiosa, che mira a salvare la molteplicità delle forme di vita, restituendo a ciascuna di esse con un solo gesto il suo valore e la sua finitezza."

Data di scadenza: 21 giugno 2019